Il Perugino
Mostre
Luoghi
Itinerari
Perugino.edu
Biglietteria
InformazioniNewsStampaHomecontattaci




entra



Perugia
Cerqueto
Deruta
Corciano
Panicale
Città della Pieve
Assisi
Bettona
Spello
Foligno
Trevi
Montefalco
Fontignano
 
 
 Perugia --> Collegio del Cambio

 Il collegio del Cambio è la sede dell'arte dei cambiavalute di Perugia. Il 26 gennaio 1496 l’assemblea dei soci si riunì per discutere quale aspetto dare alla sala maggiore, se dovesse essere decorata dappertutto o in parte e se l'eventuale incarico dovesse essere affidato a Pietro Perugino, allora presente in città, o a qualche altro pittore.
All'unanimità fu presa la decisione di far comunque decorare la sala dell’Udienza, con dipinti o in qualsiasi altro modo, purché l'opera riuscisse bellissima, e fu nominata una commissione che provvedesse a fissare le caratteristiche dei lavori da eseguire, scegliesse il pittore e lo pagasse direttamente. Il primo progetto prevedeva la collocazione di una tavola dipinta in mezzo agli arredi lignei già esegui, come nella sede del collegio dei Notai, per la cui fattura il 25 febbraio 1498 furono pagati 5 fiorini ad un falegname locale, ma ben presto maturò la decisione di ricoprire interamente le pareti della sala con una decorazione ad affresco, su consiglio dell'umanista perugino Francesco Maturanzio.
Nel febbraio 1499 sono registrati i primi pagamenti a Pietro Perugino, che vi lavorò con continuità per tutto il corso dell’anno, conducendo a termine l’opera nell’anno 1500, data segnata sulla parasta centrale di destra. Nel pilastro opposto Perugino dipinse il proprio autoritratto, accompagnato da un'iscrizione laudativa: “PETRUS PERUSINUS EGREGIUS / PICTOR / PERDITA SI FUERAT PINGENDI / HIC RETTULIT ARTEM / SI NUSQUAM INVENTA EST / HACTENUS IPSE DEDIT”.
Il programma iconografico delle pareti è ispirato al trionfo delle Virtù, additate a modello da Catone l'Uticense: le quattro Virtù Cardinali - Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza - incarnate da figure esemplari tratte dalla storia greca e romana, e le tre Virtù Teologali - Fede, Carità, Speranza - rappresentate dalla Trasfigurazione di Cristo, dalla Natività e da Profeti e Sibille. Sulla volta è raffigurato il trionfo dei Pianeti, allusivi alla fortuna. Questi affreschi sono il capolavoro della pittura umanistica italiana, superato soltanto dalla decorazione delle Stanze Vaticane di Raffaello.  


Nobile Collegio del Cambio

Il celebre ciclo pittorico, ispirato al programma dell’umanista Francesco Maturanzio e realizzato dal Perugino tra 1498 e 1500, sarà integrato, per tutta la durata delle manifestazioni, dall’ esposizione di una tavola del Perugino, raffigurante San Giovanni Battista e tra i santi Francesco, Girolamo, Sebastiano e Antonio da Padova. La tavola è oggi conservata nella Galleria Nazionale dell’Umbria.
In uno studio recente (1998) Francesco Federico Mancini ha fatto notare che, al tempo del Vasari (1568), un’opera dello stesso soggetto si trovava nella sede del Collegio e ha insistito nel dire che è sbagliato liquidare frettolosamente la questione parlando, come molti hanno fatto, di “svista” del Vasari. Il problema è in realtà  complesso e vale la pena di affrontarlo partendo proprio dal passo del Vasari: “ … Dopo, [Pietro Perugino] fece a fresco tutta l’udienza del Cambio; cioè, nel partimento della volta i sette pianeti tirati sopra certi carri da diversi animali, secondo l’uso vecchio; e nella facciata quando si entra dirimpetto alla porta, la Natività e la Resurrezione di Cristo; ed in una tavola, un San Giovanni Battista in mezzo a certi altri Santi; nelle facciate poi delle bande dipinse, secondo la maniera sua, Fabio Massimo, Socrate, Numa Pompilio ….”. Premesso che non è facile capire come il Vasari abbia potuto vedere la tavola nella Sala dell’Udienza, visto che in quell’ambiente le pareti erano già occupate dagli affreschi del Perugino e dai rivestimenti lignei di Domenico del Tasso, nulla vieta di pensare che lo scrittore, impreciso nel raccontare una cosa osservata molti anni prima, abbia realmente visto la tavola, ma non nella Sala dell’Udienza, quanto piuttosto nella contigua Sala dei Legisti, priva di rivestimenti parietali fino al 1615. Forse la tavola, stante la centralità iconografica e compositiva della figura del “precursore”, si trovava originariamente nella Cappella di San Giovanni, ambiente anch’esso contiguo alla Sala dell’Udienza. La costruzione della Cappella fu promossa dal Collegio intorno al 1507. I lavori erano certamente conclusi nel 1509, anno in cui furono realizzati i rivestimenti lignei delle nicchie laterali. E’ quasi certo che nello stesso periodo venne commissionata la pala d’altare. Ora, poiché l’altare, nella forma a noi pervenuta, fu messo a punto da Giannicola di Paolo dopo 1516, ci si chiede se è sbagliato ritenere che il Collegio, non potendo aspettare sette-otto anni per mettere in funzione la Cappella, abbia  chiesto al Perugino, che nel 1507 riceveva ancora pagamenti per gli affreschi della sala dell’Udienza, un’ “icona” per  l’altare. Se le cose andarono così, la tavola del Perugino restò sull’altare della Cappella fino al 1516 circa, momento in cui Giannicola di Paolo realizzò l’attuale prospetto. Solo allora l’opera fu rimossa e trasferita in altro ambiente, probabilmente nella Sala dei Legisti dove fu vista dal Vasari. Lì dovette rimanere fino al 1615, anno in cui l’intagliatore marchigiano Giampiero Zuccari dette avvio al rivestimento ligneo delle pareti. Non conosciamo le successive vicende della tavola, che dobbiamo considerare dispersa. Si può tuttavia ipotizzare che il dipinto di identico soggetto, oggi nella Galleria Nazionale dell’Umbria, originariamente nella chiesa di san Francesco al Prato di Perugia, dove la vide il Vasari (“… In San Francesco del convento dipinse, similmente ad olio, due tavole: in una, la Resurrezione di Cristo; e nell’altra, San Giovanni Battista ed altri Santi …”), sia stato realizzato impiegando il medesimo cartone; una pratica, questa, abituale per il Perugino che era solito riproporre, con leggere varianti, immagini e composizioni utilizzate in precedenza. Certamente il prototipo, vale a dire la tavola del Cambio, non conteneva le figure di San Francesco e di San’Antonio da Padova, ma presentava soltanto i santi Giovanni Battista, Girolamo e Sebastiano. L’aggiunta dei santi laterali nella tavola della Galleria Nazionale dell’Umbria fu voluta  evidentemente dai committenti per personalizzare in senso francescano il cartone del Cambio; in effetti, a guardar bene, i due francescani  sembrano incastrati a forza,  compressi tra le figure centrali e il bordo del dipinto.  
Un sostegno all’ipotesi che dietro la tavola della Galleria Nazionale dell’Umbria esista il  prototipo del Cambio, al momento irrintracciabile, scaturisce dal fatto che  tanto il san Sebastiano, in veste di guerriero, quanto il san Girolamo, concentrato nella lettura, ripetono schemi adoperati dal Perugino negli affreschi della Sala dell’Udienza. Si può inoltre osservare che una rappresentazione quasi identica del San Giovanni Battista compare nel paliotto della Cappella di San Giovanni (1512), opera del perugino Mariano di ser Austerio, che replica di proposito il modello del Vannucci situato sull’altare.

A cura di Vittoria Garibaldi e Francesco Federico Mancini