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 Proposte di ricerca --> Il paesaggio tra Medioevo e Rinascimento

Nella pittura tra XIII secolo e inizi del XVI il paesaggio, in quanto insieme complesso di natura e presenza umana, vede evolvere la propria immagine da un ruolo marginale e secondario a elemento primario ed essenziale della composizione. Tale evoluzione è connessa ai mutamenti culturali, filosofici e sociali di questo periodo, che hanno inevitabilmente coinvolto il concetto di natura e più in generale la visione esistenziale dell’uomo. La totale autonomia come soggetto artistico è raggiunta solo nel Seicento, con la piena affermazione di un genere pittorico specifico, quello appunto del paesaggio.
L’arte medievale parla attraverso un codice simbolico rigidamente definito e perfettamente decifrabile dai destinatari: il dato materiale è concepito come immagine di verità spirituale e rivela un insieme di insegnamenti e dottrine al di là del puro dato sensibile. In quest’ottica l’elemento naturale é attributo simbolico in alcune iconografie sacre (per esempio il melograno nella Madonna con il Bambino, la palma nella raffigurazione di Santi martiri) o semplice contorno alla scena: ha comunque una funzione marginale nell’impianto generale della scena. La vita terrena è un breve passaggio poiché nulla di ciò che é concreto deve distogliere o deviare l’attenzione dell’uomo verso la meta dell’Eternità e della Verità divine. Minima è perciò l’importanza decretata alla bellezza empirica a confronto di quella soprannaturale. La rappresentazione del paesaggio naturale e umano è irreale, non concepita in una visione unitaria ma come un puzzle, puro accostamento di singoli elementi.
 


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