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 Approfondimenti --> Il ritratto

Il ritratto, nato in età lontanissime per soddisfare l’esigenza di tramandare ai posteri le sembianze dei defunti (le forme più antiche a noi note sono, infatti, le maschere di argilla, cera o metallo ricalcate direttamente sui volti dei morti), si affermò già presso i Romani come strumento di propaganda: le figure di filosofi e imperatori, atteggiate in pose ieratiche e solenni avevano l’intento di tramandare ai posteri non solo le fattezze di una persona, ma soprattutto l’immagine che quella persona intendeva lasciare di sé, sotto il profilo umano, psicologico e morale.
Questo carattere “ideale” del ritratto si è accentuato in età tardoimperiale, fino alla creazione di “tipi” fissi, assolutamente distanti dalla realtà (esemplari in questo senso sono i ritratti degli imperatori a partire dal III sec. d.C.).
L’arte medievale, tutta tesa alla rappresentazione del sacro e del divino, si è ulteriormente allontanata da qualsiasi intento di descrizione realistica dei soggetti, con due importanti eccezioni: molti monumenti funebri del Duecento e Trecento, che spesso riprendono l’antica tecnica del calco, e le immagini dei committenti, ritratti inginocchiati ai piedi della vergine o dei Santi in molte pale d’altare. Già nel XIV secolo, inoltre, si riaccende l’interesse per la numismatica e la glittica: le effigi degli uomini illustri del passato sono studiate e contemplate come exempla, modelli ideali di virtù.
 


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