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 Proposte di ricerca --> Il Rinascimento: quadro generale --> Il Rinascimento a Venezia e a Roma

Nella Serenissima Repubblica di Venezia, tra il ritardo gotico dei Vivarini e il talento narrativo di Vittore Carpaccio, si assiste alla svolta di Giovanni Bellini, accentuata dall’arrivo di Antonello da Messina, che porta con sé la cultura fiamminga conosciuta presso la corte aragonese.
Un discorso a parte merita Roma dove, a partire dal XVI secolo, i grandi papi umanisti svolgono un’opera di illuminato mecenatismo a favore di artisti e letterati, favorendo “l’Accademia romana” e gli studi archeologici e restituendo alla capitale il suo splendore culturale ed artistico, dopo più di un secolo di declino. Nell’Urbe confluiranno artisti da ogni parte d’Italia, chiamati dai papi Niccolò V, Pio II, e Sisto IV, senza tuttavia dare vita ad una scuola artistica o ad uno stile locale. I più grandi interventi si concentreranno naturalmente in Vaticano, in particolare con Sisto IV nella Cappella Sistina, dove lavoreranno Perugino, Pinturicchio, Botticelli, Signorelli, Ghirlandaio e Piero di Cosimo. Verso la fine del Cinquecento, nel fervore della Controriforma, l’arte è assoggettata al potere politico di Roma ed alle sue esigenze rappresentative: i papi vogliono realizzare un intenso programma artistico che esprima la potenza militare e culturale del Vaticano. Sotto la spinta di papa Giulio II e, in misura minore, del suo successore Leone X, verranno realizzati in Vaticano la nuova Basilica di San Pietro e l’ampliamento dei palazzi pontifici, con importanti cicli pittorici e scultorei.