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Lo splendore del mecenatismo delle corti è attestato non solo nelle capitali degli stati più importanti, come Firenze, Roma o Milano, ma anche nei centri minori, come Urbino, Ferrara, Modena o Mantova. Ma è sicuramente a Firenze che il mecenatismo rinascimentale si esprime al massimo livello con la grande stagione della signoria dei Medici, che nel corso del XV secolo trasforma l’aspetto della città e la rende un centro propulsore dell’arte per tutta la penisola e per l’Europa stessa. Da Firenze gli artisti si muovono nelle altre corti italiane ed europee, dalle quali, a loro volta, i Medici chiamano gli artisti più interessanti del mercato: la corsa al mecenatismo genera una situazione di fecondissima concorrenza, alimenta scambi culturali tra i diversi centri, italiani e stranieri (soprattutto con in nord Europa) e moltiplica le commissioni di prodotti artistici, che si fanno sempre più esclusivi e raffinati.
Proprio nel Nord Europa, ed in particolare nelle Fiandre, emerge un altro tipo di committenza, che sarà determinante per lo sviluppo di alcuni generi artistici: la ricca borghesia mercantile. I grandi mercanti, italiani e stranieri, consolidata ormai l’agiatezza economica, perdono progressivamente il pragmatismo razionale che caratterizzava il loro approccio all’esistenza e tendono sempre più ad uno stile di vita “cortese”, dove il lusso e l’ostentazione diventano elementi di competizione con la classe nobiliare. I borghesi amano farsi ritrarre in contesti reali, in opere che evidenziano lo sfarzo delle loro vesti e delle loro dimore, ed in questo il realismo analitico della pittura fiamminga si sposa perfettamente con le loro istanze, influenzando profondamente anche l’arte italiana. Anche le case dei ricchi cittadini, non solo i palazzi dei nobili e dei principi, si ornano di quadri e di statue, con una preferenza per le opere di carattere profano: inizia il fenomeno del collezionismo, che avrà il suo apice nella figura di Lorenzo de’ Medici.