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A partire dal XIII secolo la rinascita delle città, lo sviluppo delle istituzioni comunali, delle Università e degli studi, il risveglio delle attività commerciali e artigianali nei centri abitati e il rinnovato rapporto con il territorio, risorsa economica e politica fondamentale, determinano una nuova attenzione alla natura circostante che si riflette nella produzione artistica.
Il paesaggio e i suoi diversi aspetti assumono una valenza estetica come espressione tangibile dell’immagine di Dio e pregustazione del Paradiso. Questo rinnovato sentimento di bellezza naturale trova espressione, ad esempio, nei cicli dipinti connessi alle attività umane e al calendario.
Un esempio di rappresentazione vedutistica si ritrova, invece, nel ciclo sugli Effetti del Buono e Cattivo Governo affrescato da Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena intorno alla metà del XIV secolo che può considerarsi uno dei primi paesaggi modernamente intesi nella storia della pittura. In esso la natura, vista non più nel particolare ma nell’insieme, perde la sua accezione negativa e astratta per diventare spazio dell’attività umana, caratterizzato da precisi riferimenti ambientali.
Nel periodo tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, che è stato definito da Johan Huizinga come “autunno del medioevo” ad indicare la fase di sviluppo estremo della civiltà medievale ed insieme di passaggio verso una cultura e un gusto estetico nuovi, il fenomeno definito gotico internazionale o cortese sviluppa una visione particolaristica della natura.
Affermatasi nell’ambiente delle corti aristocratiche (da cui il nome cortese) con una diffusione in molti centri europei, da Parigi alla Borgogna alle Fiandre, da Colonia alla Renania fino alla Boemia e all’Italia (da cui la definizione di internazionale), questa corrente di gusto privilegia una produzione pittorica raffinata, caratterizzata da un clima fiabesco, dall’eleganza di costume e atteggiamento delle figure, da una commistione con l’oreficeria ad impreziosire il prodotto finale. Accanto alle ampie visioni paesaggistiche “a volo di uccello” di alcuni dipinti, soprattutto di produzione nordica, si producono immagini isolate e minuziose di piante e fiori, diffuse in alcune iconografie (come la Madonna dell’umiltà) e nella produzione miniatoria (per esempio nei Tacuina Sanitatis, sorta di prontuari di medicina naturale corredati da fedeli rappresentazioni delle specie botaniche citate). Un’attenzione descrittiva anima un paesaggio fatto di boschetti, rocce fantastiche, alberi stilizzati, tappeti di fiori che catturano lo sguardo facendo da sfondo ad eleganti cortei, piacevoli conversazioni, scene sacre. La sensibilità preziosa e accurata verso la natura è ben espressa nelle opere di Gentile da Fabriano, il maggior interprete del gotico internazionale in Italia, ad esempio nell’Adorazione dei Magi conservata ai Musei degli Uffizi di Firenze (1423).