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 Proposte di ricerca --> Il paesaggio tra Medioevo e Rinascimento --> L'Architettura e lo spazio urbano

L’idea di un ambiente a misura d’uomo, insieme ad un rinnovato legame con la natura, conduce allo studio della città ideale come architettura e spazio di vita, sia nelle visioni più utopiche della pittura (Città ideale, Urbino, Galleria Nazionale) sia attraverso progetti di rinnovo urbano dove i nuovi criteri estetici e razionali trovano una applicazione pratica. La rigorosa geometricità del metodo prospettico caratterizza gli interventi di Corsignano, che dal pontefice Pio II Piccolomini, originario del posto e promotore della ricostruzione dell’antico borgo medievale nella metà del XV secolo, muta il proprio nome in Pienza, e di Ferrara nell’addizione erculea, ampliamento cittadino voluto da Ercole I d’Este e realizzato da Biagio Rossetti dal 1492.
L’attenzione allo spazio urbano si riflette nella produzione pittorica anche attraverso la rappresentazione, fedele e puntigliosa o semplicemente evocativa, dei luoghi e delle architetture presenti. In particolare, i grandi cicli di tele (o teleri) eseguiti da Vittore Carpaccio per le scuole veneziane presentano un interesse per la veduta di città che, pur nel tono narrativo e fiabesco, anticipano di alcuni secoli la stagione del grande vedutismo veneto.
In questa fase la resa del paesaggio, inteso come ambiente naturale, assume diverse sfumature legate all’ambiente artistico e culturale, come alla sensibilità dei singoli autori.
La tradizione pittorica veneta, che si caratterizza per una particolare attenzione agli effetti cromatici, influenza in questo senso la produzione quattrocentesca, da Giovanni Bellini, volto ad una rappresentazione intima e raccolta della natura attraverso morbidi e ricchi passaggi di colore, fino a Giorgione, che attraverso i suoi intensi paesaggi, densi di valenze filosofiche, esprime il misterioso e vitale rapporto tra uomo e natura. Fondamentale per lo sviluppo del linguaggio artistico veneto è la presenza nella seconda metà del Quattrocento di Antonello da Messina, la cui sintesi tra prospettiva e le tematiche di luce e colore, trovano grande fortuna presso i veneziani.
Diversa cultura e diversa sensibilità per Andrea Mantegna che, rielaborando gli influssi degli esempi fiorentini presenti a Padova (Donatello) ed il culto per l’antichità alimentato dagli studi filologici dell’Umanesimo locale e dalla passione epigrafica e archeologica dello Squarcione, realizza scene caratterizzate dal recupero di architetture classiche imponenti e grandiose, dipinte in ardite costruzioni prospettiche in primissimo piano o in aspri paesaggi montagnosi evidenziati da una linea sottile e incisiva.