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 Proposte di ricerca --> Il paesaggio tra Medioevo e Rinascimento --> Il Rinascimento nell'Italia Centrale

Nell’Italia centrale dove, insieme a Roma e Urbino, Firenze è il maggior centro di produzione e innovazione artistica del Quattrocento, Piero della Francesca arriva alla massima sintesi delle regole prospettiche e della resa scientifica dei fenomeni di luce con paesaggi puri e razionali, caratterizzati da una rigorosa e cristallina resa dello spazio.
Di una generazione più tarda, la poliedrica personalità di Leonardo da Vinci interpreta il paesaggio secondo diverse sfaccettature. Nella sua appassionata ricerca di studioso delle leggi dominanti la natura e l’universo, lascia nei suoi manoscritti schizzi sintetici quanto realistici di squarci paesaggistici ritratti dal vero; nella sua produzione pittorica, maturata nella bottega di Andrea Verrocchio a Firenze, l’esigenza di cogliere la realtà in divenire trasfigura il paesaggio in una visione atmosferica e sfumata, fatta di chiaroscuri e sottili gradazioni da cui le figure emergono in primo piano tra pochi elementi essenziali, quasi primordiali, come rocce e fonti d’acqua.
Formatosi anch’egli nella bottega del Verrocchio, Pietro Vannucci crea uno stile personale che rielabora e insieme rinnova i diversi influssi dell’ambiente fiorentino e della precedente permanenza perugina evocando in pittura una nuova dimensione: quella dello spazio infinito.
Dopo la prima produzione caratterizzata da sfondi ricchi e dettagliati ancora legati alla cultura fiorentina e pierfrancescana (Adorazione dei Magi, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria) in cui già si palesa una sensibilità più delicata e suggestiva per le visioni naturali (San Bernardino che risana da un’ulcera la figlia di Giovanni Petrazio da Rieti, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria), nelle opere della maturità il paesaggio diventa elemento emotivo, semplificato nelle forme ma dominante la scena in uno spazio ampliato e dilatato verso l’orizzonte.
La destinazione prevalentemente devozionale delle sue opere determina quel clima di armonia e serenità generale che immerge le figure e che assorbe qualsiasi drammaticità in un senso assoluto di pace e profonda contemplazione. Nessuna emozione turba questa dimensione superiore, neppure nella rappresentazione di iconografie sacre legate alla morte o al dolore.
Il paesaggio, pur se ispirato alla realtà geografica dell’Italia centrale, viene trasfigurato in una visione ideale, di suggestione atmosferica, delineato nei suoi essenziali profili di colline, distese verdi, acqua e cielo che al di là di sempre più semplici traguardi architettonici sconfina all’infinito. Oltre le rigorose e razionali impostazioni prospettiche e la resa scientifica della luce della precedente produzione rinascimentale, aspetti comunque rispettati a pieno dall’artista, il paesaggio del Perugino è la terra dell’anima, pura emozione ed espressione poetica, che evidenzia, potenzia e comunica la profonda sacralità dei personaggi in primo piano.