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In Italia dalla metà del Quattrocento, parallelamente alle mutate esigenze di espressione artistica tesa ad una rappresentazione sempre più oggettiva della realtà, la pittura a tempera venne progressivamente sostituita dalla pittura ad olio.
La novità di questa tecnica è rappresentata dal legante costituito da un olio essiccativo, tale cioè da asciugarsi all’aria in breve tempo, formando una pellicola trasparente che unisce i pigmenti.
Tra gli oli più usati sono quelli di lino, di noce e di papavero, estratti rispettivamente dai semi della pianta del lino, dal gheriglio delle noci, dai semi della pianta di papavero.
Nota fin dall’antichità, la pittura ad olio era già utilizzata nelle Fiandre dalla prima metà del XV secolo, per fattori climatici e per una ricerca pittorica che aveva portato ad una precoce sperimentazione nella rappresentazione degli effetti di luce. In Italia essa venne dapprima applicata su tavola, per poi vedere progressivamente l’affermazione della tela, cioè un supporto in tessuto di lino o canapa che permetteva grandi dimensioni, risultava più maneggevole e garantiva una maggior resistenza.
La tela veniva tirata e fissata ad un telaio ligneo attraverso una chiodatura lungo tutto il perimetro e apprettata per darle rigidità, diminuirne l’assorbenza, proteggerla dagli oli e per saturare i vuoti tra le fibre; fase ulteriore prima della pittura era infine la stesura della mestica, strato preparatorio di pigmento e olio che può evidenziare o meno le trame della tela.
I colori, già mescolati all’olio, potevano essere applicati direttamente a pennello, oppure essere diluiti con varie essenze (abete, lavanda, ecc.) e stesi a creare sottili e trasparenti velature.
Con la pittura ad olio non solo veniva ad estendersi la gamma dei pigmenti utilizzabili ma aumentava anche la possibilità di intensificare i chiaroscuri e di realizzare minuziosamente i dettagli. I colori ad olio, seccandosi in tempi meno rapidi rispetto a quelli impastati con l’uovo tipici della tempera, consentivano infatti all’artista di procedere più lentamente.
La maggiore facilità di esecuzione delle opere, derivate da questa tecnica e dall’uso della tela, favorì un diverso modo di lavorare nel Cinquecento: l’artista, necessitando solo di tela e colori per dipingere, acquistò progressivamente autonomia rispetto alla complessa e numerosa organizzazione della bottega e le opere acquisirono nuova mobilità e nuove dimensioni con lo sviluppo del piccolo formato sempre più caro alla ormai affermata committenza privata.