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 Approfondimenti --> Il ritratto --> Il Ritratto: realismo ed esaltazione delle virtù morali

Ma è nel Quattrocento che la riscoperta dell’arte classica in tutte le sue accezioni porta allo studio ed al collezionismo di medaglie e cammei, supporti privilegiati della ritrattistica antica. Parallelamente, la rivalutazione dell’uomo e delle virtù civili dell’individuo portano ad una straordinaria fioritura del ritratto, che rapidamente si afferma come genere proprio e diventa un importante strumento di propaganda politica per signori e mecenati. In Italia il ritratto riprende dall’antico, oltre che l’intento di resa realistica del volto, anche l’alto proposito di esaltazione delle qualità morali del soggetto. La stessa impostazione di profilo, che prevale fino oltre la metà del secolo, è chiaramente desunta dalla medaglistica antica e si preferisce per il tono alto e distaccato che conferisce al ritratto, nonché per la sua potenzialità evocativa di emblema e di marchio (un celeberrimo esempio sono i ritratti Federico da Montefeltro e Battista Sforza realizzati da Piero della Francesca tra il 1466 e il 1470, ma anche il ritratto di Lionello d’Este con il quale Pisanello perse la gara con Jacopo Bellini nel 1441, rifiutato perché troppo impietosamente realistico). In ambiti meno ufficiali il ritratto mantiene la funzione di rappresentare i committenti di un’opera (ad esempio i due donatori della Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella, 1426-28), o di tramandare il volto di un defunto (da ricordare in questo senso anche la vasta diffusione del busto-ritratto scultoreo, ripreso ancora una volta dalla ritrattistica romana e utilizzato spesso come imago maiorum nelle case private).