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 Approfondimenti --> Il ritratto --> I ritratti del Perugino

Anche il Perugino, a fianco di una ricca produzione di dipinti di soggetto sacro, ha avuto modo di cimentarsi con il ritratto. Le opere di questo genere attribuite al Vannucci sono poche e con figure esclusivamente maschili: due celebri esempi sono i ritratti di Don Biagio Milanesi e Don Baldassarre di Antonio di Angelo, eseguiti tra il 1499 e il 1500. Si tratta di due uomini di Chiesa: il primo generale dell’Ordine di Vallombrosa, l’altro Sindaco e Procuratore del Convento. I due personaggi sono posti di profilo su di uno sfondo scuro, raffigurati con minuziosa precisione nella resa dei lineamenti.
Molto diverso dai precedenti per impostazione formale è sicuramente il ritratto di Francesco delle Opere, datato 1494. Il taglio compositivo di questo dipinto sembra infatti indirizzato verso modelli nordici, con richiami all’opera di Antonello da Messina: il soggetto è rappresentato a mezzo busto, dietro un davanzale che sembra creare un solenne ma colloquiale distacco rispetto allo spettatore. Il personaggio, posto in primo piano e definito con analitica precisione anche sotto l’aspetto psicologico, sembra quasi limitare l’immersione dell’osservatore nell’atmosfera luminosa dello stupendo paesaggio, nel quale è stato riconosciuto il lago Trasimeno. Il Perugino, infatti, può essere considerato uno dei primi pittori dell’Italia centrale ad avere rilevato l’importanza del paesaggio come sfondo del ritratto.
Analogamente a molti suoi colleghi, Perugino si cimenta anche nel genere dell’autoritratto. Lo troviamo, confuso tra i personaggi del corteo, all’estremità sinistra dell’Adorazione dei Magi, il suo primo grande lavoro ad olio, eseguito per la chiesa dei Serviti di Perugia agli inizi degli anni ’70. Qui il giovane artista è rivolto verso lo spettatore, con uno sguardo penetrante e orgoglioso.
All’apice della sua maturità artistica, a cavallo tra il XV e il XVI secolo, Perugino esegue il famoso ciclo di affreschi nel Collegio del Cambio di Perugia: in questa sala si autoritrae a mezzo busto in un finto quadro, con posa fiera e solenne, come firma tangibile dell’opera.